Circe / Madleine Miller

cirveTitolo: Circe

Autore: Madleine Miller

Editore: Sonzogno

Traduttore: Marinella Magrì

Prezzo: 19.00

Anno di edizione: 2019

Pagine: 411 p

 

recensione

Che piacere trovare finalmente una Circe non raccontata come ninfomane, omofobica, pazza donnaccia. Una Circe inedita dipinta nella sua grandezza e nella sua controparte fragile che la grandezza, per forza di cose, esige.

La prima tra le femministe di cui io possa aver letto. Era ora che nella mia mente venisse finalmente sostituita l’immagine di Bernerdette Petes (che nulla togliere ma era ora di dare una rispolverata a quella evocazione) con una donna che io immagino alta, slanciata, capelli neri mossi, molto mossi, occhi ambra grandi ed espressivi, naso importante e linea delle labbra generosa. Intelligente ma astuta, benevola ma consapevole del proprio potere. Impulsiva ma ragionevole. Tanti MA. Me ne rendo conto.

Del resto nemmeno questa Circe è nata così. Il suo percorso qui descritto è un un percorso di crescita, nemmeno alla fine del libro si ha la sensazione che Circe abbia finito di imparare. Di immagazzinare informazioni. E’ un romanzo profondamente intimo in quanto è Circe stessa che narra gli eventi. Si apre e si spoglia di ogni deità per mostrare quale suo lato le ha procurato più danni. Il suo lato umano. Come la sua voce. Umana. La Dea terribile dalla voce umana veniva definita.

Tra tutti gli dei dell’Olimpo lei è quella che più ha amato gli umani pur non avendo mai potuto assisterli come protettrice. Sport praticato invece dalle sue sorelle, zie e cugine. E quella che li ha osservati di più, meglio compresi e più giustificati.

La sua infanzia di Dea da lei narrata qui è complessa. Lei stessa fatica decennio dopo decennio a compravenderne le dinamiche. Su una cosa però pare essere sicura sin dall’inizio. Degli Dei non ci si può fidare.

Inadatta. Indesiderata. Umiliata. Abbandonata. Percossa. Violentata. Questi non sono presupposti deifici. Eppure Madleine Miller ci mostra un percorso che parrebbe tutto in salita per questa donna.

Si innamora di Glauco, pescatore umano che inconsciamente trasforma in un Dio. Scilla offre a Glauco attenzioni speciali e diventa il mostro a 6 teste che tutti conosciamo. Ingenuamente confessa al padre Elios, dio del sole, i suoi errori e pur non ritenendola minimamente in grado di compiere simili gesta ella viene esiliata ad vitam su Eea. Sarà proprio su quest’isola e millenni di tempo a disposizione che Circe prenderà veramente coscienza del suo potere. Erbe, radici, terra, acqua e parole. La sua magia si compie. Pura e incrollabile volontà lei dirà.

Approdano su quell’isola marinai in cerca di cibo e acqua. Verranno trasformati in porci sono quelli dall’anima nera. Quelli che sono porci nell’anima e uomini di aspetto. Amerà Dedalo. Amerà Odysseo. Gli darà un figlio. Frammenti minuscoli di tempo davanti ad un esistenza infinita. Sfiderà suo padre. L’uomo che più di tutti ha ammirato e temuto. Otterrà la sua libertà fino ad un finale che definirlo meglio degno della Circe qui narrata è doveroso. Nulla di meno mi sarei aspettata da lei dopo averne sentito raccontare la sua storia.

Se amate la mitologia con le sue avvincenti storie di eroi e mostri. Se vi piacciono gli Dei il loro edonismo, la loro crudeltà. Se sono invece romanzi di formazione quelli che più attraggono la vostra attenzione. O magari i racconti di grandi donne.

O se nulla di tutto questo vi appassiona. Leggete Circe comunque. Perché è tutto ciò. Nulla di tutto ciò. E molto più di tutto ciò.

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